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L’innovazione per sostenere la “leggerezza”

“Nel nostro futuro c’è solo Lei”. Con questo accat­tivante slogan Gedeon Richter, azienda leader in ambito ginecologico, trasmette al suo target di riferimento, le don­ne e i ginecologi, un messaggio chiaro: l’im­pegno a sostegno della qualità della vita del gentil sesso. Un impegno che ha alle spalle una lunga storia di ricerca e sviluppo di solu­zioni terapeutiche innovative. “Dopo 110 anni di presenza diretta nel territorio dell’Europa dell’Est, l’azienda con casa madre in Ungheria, ha deciso di espandere le sue attività anche nei paesi dell’Europa occidentale e così nel 2011 ha aperto una sua sede in Italia, il paese delle bel­le donne”, spiega Giovanna Labbate, Country Manager di Gedeon Richter Italia. “Per potere entrare rapidamente nel mercato occidentale la scelta strategica è stata quella di selezionare un business che fosse “caro” a questi Paesi ma povero di novità significative, nel quale portare un contributo di innovazione più immediato. Si è quindi puntato all’area ginecologica con pro­dotti sia nel campo della contraccezione, sia in quello di patologie rilevanti come i fibromi ute­rini”. Proprio per contrastare questa malattia l’azienda farmaceutica ha lanciato un prodotto innovativo che rappresenta una svolta nell’ap­proccio medico a questo disturbo ginecolo­gico. “Ulipristal acetato (nome commerciale Esmya), grazie al suo meccanismo d’azione specifico e innovativo, va ad agire in maniera selettiva sul fibroma, portando a un cambia­mento quasi radicale nella cura”, sottolinea il general manager. “Oggi esiste una possibilità terapeutica per allontanare il più possibile l’in­tervento chirurgico o addirittura eliminarlo e quindi preservare la fertilità e permettere alla donna di vivere appieno tutte le fasi della vita”. È necessaria, tuttavia, più informazione sull’ar­gomento. “Abbiamo realizzato la campagna ‘It is my choice’ (si veda il sito http://itismychoi­ce.it) che attraverso storie e testimonianze vere, ha l’obiettivo di educare e sensibilizzare le donne sulla possibilità di affrontare il fibroma in modo più consapevole, aiutandole a ricono­scerne precocemente i sintomi in modo da po­ter intraprendere il percorso di cura più idoneo e conservativo con l’indispensabile supporto del proprio ginecologo”, ricorda la dottoressa Lab­bate. Per essere a fianco della salute della donna lungo tutto l’arco della sua vita, Gedeon Richter offre un ventaglio di soluzioni contraccettive quanto mai ampio. “Visto che alle donne piac­ciono le scarpe, noi diciamo che abbiamo una scarpa adatta al piede di ogni donna, volendo sottolineare con questa metafora l’offerta di di­versi tipi di contraccettivi per le diverse esigenze femminili”, chiarisce Giovanna Labbate. “Il fee­ling dell’azienda è quello di fare vivere la donna con leggerezza, che non significa con superfi­cialità, ma consentire di vivere serenamente la propria vita. Noi parliamo di “forza della legge­rezza” indicando così la capacità di noi donne di essere forti ma anche molto gentili e quindi mi piace avere nel nostro portafoglio di prodot­ti delle soluzioni forti, quindi molto efficaci, ma anche leggere, che permettano di fare vivere la femminilità con comodità, spensieratezza, con­sapevolezza e leggerezza in qualsiasi momento della vita”.

Rispecchia fedelmente quest’ottica l’ultimo contraccettivo nato in casa Gedeon Richter, un cerotto a rilascio estro-progestinico a bas­so dosaggio di etinilestradiolo e gestodene che rappresenta un miglioramento significativo nella possibilità di una contraccezione ormo­nale nel nome della sicurezza, della complian­ce e della comodità, adatta a tutte le donne. “Abbiamo investito molto in sviluppo e ricer­ca per realizzare un prodotto che risultasse innovativo come tecnologia ma anche come immagine, allineata con l’obiettivo principale della leggerezza o, per dirla come gli anglosas­soni, easyness”. L’innovazione deve tuttavia fare i conti con una scarsa adozione di misure contraccettive ormonali da parte delle donne italiane, stimata da anni intorno al 16-19% di quante ricorrono alla contraccezione. “Se pen­siamo che la media europea è del 30% risulta chiaro come il problema vada affrontato a più livelli e certamente con una comunicazione più chiara, più diretta, immediata e positiva. Così, per il lancio del nuovo patch abbiamo realizzato una campagna social dal nome “vivo leggera”, con un blog omonimo (vivoleggera.it) proprio per cercare di trasferire informazioni corrette non solo scientifiche ma anche su quali ricadu­te si abbiano in positivo nella vita di ogni giorno con una contraccezione ormonale consape­vole”. E per il futuro? “In ambito ginecologico abbiamo in pipeline come casa madre e sede italiana prodotti biosimilari che possano avere un utilizzo per patologie legate all’essere donna e stiamo sviluppando prodotti per la HRT, per la fertilità e l’endometriosi”, conclude Labbate.

 

Parola d’ordine: prevenzione

Da quando è nato il concetto di me­dicina di genere, la salute della donna è tornata alla ribalta nelle sue diverse sfaccettature. Consi­derato una priorità per il Ministero della Salute, che gli ha dedicato una giornata nazionale, il tema identifica una vera questione di salute pubblica poiché abbraccia molti temi diversi che vanno dalla prevenzione, alla cura di patologie con la gestione di sintomi e compli­canze che possono riguardare tutte le fasi della vita di una donna, dall’infanzia all’età senile.

Il primo passo è il consolidamento di una cultu­ra della prevenzione, che comincia con l’adozio­ne di uno stile di vita sano da parte delle donne e verte sulla diagnosi precoce, sui controlli re­golari, sull’attività di screening. Come per quan­to riguarda il tumore della cervice uterina, che ogni anno colpisce circa 3500 donne e causa oltre 1000 decessi in Italia, ma che negli ultimi venti anni si è ridotto drasticamente proprio grazie a controlli più assidui che consentono di individuare tempestivamente eventuali pro­blematiche, e all’introduzione – anche tra le giovanissime – del vaccino contro il virus HPV, ossia il papilloma virus umano (Human Papillo­ma Virus), che si trasmette per via sessuale ed è il principale responsabile dell’insorgenza del tumore al collo dell’utero oltre che una rilevante causa di infertilità.

Fare prevenzione, soprattutto nella fascia d’età 15-25 anni, significa soprattutto fare contrac­cezione in maniera responsabile. Oltre al pre­servativo, unico contraccettivo in grado di pro­teggere dalle malattie a trasmissione sessuale, sono disponibili numerosi prodotti di ultima generazione in grado di adattarsi alle esigenze di ciascuna donna sia per composizione, sia per metodo di somministrazione.

Ad esempio l’impianto sottocutaneo, che una volta inserito, offre fino a tre anni di protezione ed è molto diffuso tra le giovanissime negli Stati Uniti e nel nord Europa, mentre in Italia incontra ancora qualche resistenza. O il cerotto ormona­le, il cosiddetto “patch”, che rilascia settimanal­mente, attraverso la cute, la dose di estrogeni e progestinici necessaria a impedire l’ovulazione e a rendere più consistente il muco cervicale.

Altro metodo contraccettivo non orale è l’anello vaginale che va inserito nella vagina una volta al mese e previene l’ovulazione rilasciando un basso dosaggio di estrogeno e progestinico.

Da una fase della vita all’altra, la prevenzione non deve mai venire meno. Il controllo dell’ali­mentazione resta dunque un cardine irrinun­ciabile, non solo per evitare di incorrere nella sindrome metabolica o nel diabete di tipo 2 ma soprattutto per ridurre il rischio di sviluppare patologie cardiovascolari, in costante aumen­to tra le donne italiane sopra i 45 anni e che, si combinano con l’aumento del rischio di osteo­porosi e con i sintomi della menopausa.

Da sempre considerata un tabù, un argomen­to imbarazzante se non addirittura un motivo di scherno, la menopausa e la sua sintomato­logia restano avvolte da un alone di ignoranza, prima di tutto da parte delle stesse donne che arrivano impreparate ad affrontare questa im­portante fase di passaggio. Vampate, insonnia, instabilità dell’umore, secchezza vaginale, non sono soltanto sintomi che possono compro­mettere significativamente la qualità della vita di una persona, ma possono essere anche spie di future patologie, come nel caso delle vampa­te che possono essere predittive di patologie cardiovascolari.

La terapia ormonale sostitutiva è l’unico stru­mento efficace e scientificamente valido per contrastare questi sintomi e stabilizzare la pa­ziente. Spesso però ancora oggi a seguito di studi – poi confutati e ridimensionati – pubbli­cati nei primi anni 2000, che evidenziavano la connessione tra TOS e tumore al seno, questo tipo di terapia viene guardata con sospetto an­che dai medici che preferiscono in molti casi prescrivere fitofarmaci, la cui efficacia e tolle­rabilità non è dimostrata con studi di tipo regi­strativo, a differenza delle classi di farmaci per la sintomatologia menopausale (dal tibolone, ai TSEC alla TOS tradizionale) i cui profili di effica­cia, sicurezza e tollerabilità sono resi evidenti dalla letteratura scientifica.


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